Huomini
Uomini
se io vi guardo nasce lo spavento
io senza voce morto, voi nell’eterno vento
ah se questa notte
almeno lei non fosse
di quelle così cattive
lontane nere rosse…
Che cosa vuoi… ?!
che cosa sei… ?!
che cosa fai.. ?!
Sono solo nella strada
a recitare una commedia
mi venissero in mente le parole di una volta…
Manca il regista dov’è ? dov’è ?
è andato fuori ad ubriacarsi
Voglio trovare la forza
o il modo di … di dimenticarmi…
Ma forse tu
un’altro che non ce la fa più
ma forse tu
un’altro…
Pippo Pluto Paperino
Ospedale Militare
questo congedo di merda voi
me lo dovete dare
Ridi e non guardare me
stai tranquillo fatti forte
si te stesso fino in fondo e
non mi svegliare la notte…
Ma forse tu
un’altro che non ce la fa più
ma forse tu
un’altro…
HUOMINI…
io dico uomini…
“Ritmo Tribale”
02 nov 2007 Administrator


Mi fa piacere leggere questo testo… l’ho cantato anni con un mio vecchio gruppo, una delle poche cover che facevamo, ma la facevamo molto tirata e punk!
Ciao!
iSo
Si racconta di un fanciullo che aveva perduto
il senso della gravità …
Uomini, se in voi guardo, il mio spavento
cresce nel cuore. Io senza voce e moto
voi vedo immersi nell’eterno vento;
voi vedo, fermi i brevi piedi al loto,
ai sassi, all’erbe dell’aerea terra,
abbandonarvi e pender giù nel vuoto.
Oh! voi non siete il bosco, che s’afferra
con le radici, e non si getta in aria
se d’altrettanto non va su, sotterra!
Oh! voi non siete il mare, cui contraria
regge una forza, un soffio che s’effonde,
laggiù, dal cielo, e che giammai non varia.
Eternamente il mar selvaggio l’onde
protende al cupo; e un alito incessante
piano al suo rauco rantolar risponde.
Ma voi… Chi ferma a voi quassù le piante?
Vero è che andate, gli occhi e il cuore stretti
a questa informe oscurità volante;
che fisso il mento a gli anelanti petti,
andate, ingombri dell’oblio che nega,
penduli, o voi che vi credete eretti!
Ma quando il capo e l’occhio vi si piega
giù per l’abisso in cui lontan lontano
in fondo in fondo è il luccichìo di Vega…?
Allora io, sempre, io l’una e l’altra mano
getto a una rupe, a un albero, a uno stelo,
a un filo d’erba, per l’orror del vano!
a un nulla, qui, per non cadere in cielo!
Oh! se la notte, almeno lei, non fosse!
Qual freddo orrore pendere su quelle
lontane, fredde, bianche azzurre e rosse,
su quell’immenso baratro di stelle,
sopra quei gruppi, sopra quelli ammassi,
quel seminìo, quel polverìo di stelle!
Su quell’immenso baratro tu passi
correndo, o Terra, e non sei mai trascorsa,
con noi pendenti, in grande oblìo, dai sassi.
Io veglio. In cuor mi venta la tua corsa.
Veglio. Mi fissa di laggiù coi tondi
occhi, tutta la notte, la Grande Orsa:
se mi si svella, se mi si sprofondi
l’essere, tutto l’essere, in quel mare
d’astri, in quel cupo vortice di mondi!
veder d’attimo in attimo più chiare
le costellazioni, il firmamento
crescere sotto il mio precipitare!
precipitare languido, sgomento,
nullo, senza più peso e senza senso.
sprofondar d’un millennio ogni momento!
di là da ciò che vedo e ciò che penso,
non trovar fondo, non trovar mai posa,
da spazio immenso ad altro spazio immenso;
forse, giù giù, via via, sperar… che cosa?
La sosta! Il fine! Il termine ultimo! Io,
io te, di nebulosa in nebulosa,
di cielo in cielo, in vano e sempre, Dio!
Inizialmente ero indecisa se condividere le emozioni e i ricordi che mi ha regalato questo pezzo dei Ritmo -noi li si chiamava così – non so chi si può ricordare certe cose e certi posti, forse solo qualche quarantenne bruciato come me.. Ma che importa alla fine?! I Ritmo sono stati uno dei primi concerti che ho visto, a 16 anni, in un posto che ora è un locale di striptease in un via Padova a Milano.Non dimenticherò mai il canto liberatorio di uomini, di circondato, di di guilty e tante altre. Amavo la voce e i capelli di Edda, il suo ritorno mi ha lasciato un po’ perplessa. Comunque i Ritmo sono i Ritmo e almeno loro alla mia generazione nessuno potrà portarli via… Grazie per chi ha avuto la pazienza di leggere.
Dico che il ritorno di Edda mi ha lasciato perplessa senza alcun giudizio, tanto per precisare. ovviamente i Ritmo sono legati anche al vecchio leoncavallo, ma forse qui ci dilungheremmo troppo