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  • Come ogni volta

    Sei le sbarre al mio silenzio
    Sei il nemico andato via
    Mille volte l’unica poesia
    Sei la cella e il prigioniero
    L’illusione che cadrà
    Mille volte l’unica realtà

    Tu sei l’alito che guida
    Le mie dita su di te
    sei il respiro dentro ai miei
    Perché

    Sei la prossima parola
    Sei la voce calma che
    Dà la forza a tutti i miei
    Perché

    Tu sei l’inverno in fondo al cuore
    Sei l’estate che non c’è
    Tu sei la via che passa dentro me.

    [La Crus]

  • Il capo del governo

    “Il capo del governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Ma un popolo onesto non lo avrebbe mai posto a capo del governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per interesse morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente a causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio di italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile, e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

    Elsa Morante 1 maggio 1945

  • Amico… amico fragile….

    Evaporato in una nuvola rossa
    in una delle molte feritoie della notte
    con un bisogno d’attenzione e d’amore
    troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
    per essere corrisposti,
    valeva la pena divertirvi le serate estive
    con un semplicissimo “Mi ricordo”:
    per osservarvi affittare un chilo d’era
    ai contadini in pensione e alle loro donne
    e regalare a piene mani oceani
    ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
    fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
    senza rimpiangere la mia credulità:
    perché già dalla prima trincea
    ero più curioso di voi,
    ero molto più curioso di voi.

    E poi sorpreso dai vostri “Come sta”
    meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
    tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
    se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
    “Lo sa che io ho perduto due figli”
    “Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
    E ancora ucciso dalla vostra cortesia
    nell’ora in cui un mio sogno
    ballerina di seconda fila,
    agitava per chissà quale avvenire
    il suo presente di seni enormi
    e il suo cesareo fresco,
    pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
    debba in qualche modo incominciare una chitarra.

    E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
    mi sentivo meno stanco di voi
    ero molto meno stanco di voi.

    Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
    fino a farle spalancarsi la bocca.
    Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
    di parlare ancora male e ad alta voce di me.
    Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
    con una scatola di legno che dicesse perderemo.
    Potevo chiedere come si chiama il vostro cane
    Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
    Potevo assumere un cannibale al giorno
    per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
    Potevo attraversare litri e litri di corallo
    per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

    E mai che mi sia venuto in mente,
    di essere più ubriaco di voi
    di essere molto più ubriaco di voi.

    FABER

  • Hooligans 2005

    ” Sapete qual’è la parte migliore ?
    Non è sapere che i tuoi amici ti guardano le spalle,
    è sapere che tu guardi le spalle ai tuoi amici !”

  • New Born

    Finalmente è finitaaaaaaaaaaaaa

  • Locuzione Latina

    Pacta sunt servanda

  • Sangue

    Per ogni volta che ti scrivo e che mi lascio morire,
    per ogni volta che mi scrivo e che mi perdo,
    per ogni volta che lascio la penna scorrere e mi svuoto,
    per tutti ciò che rappresenti…
    per ogni volta che il sangue scorre e non nelle vene.

  • Invisibile

    È la cosa più semplice non renderla difficile,
    può anche divertire ma non devi fare niente a me,
    ora che è possibile e posso voler scegliere per me.
    Così imprevedibile che non mi costa perdere,
    andare fino in fondo a quello che nascondo a te.
    Ora che è possibile e posso voler scegliere per me.
    Io divento facile adesso sono invisibile non mi puoi vedere più,
    non mi puoi toccare più. Ora…
    Tutto si può dire ma non credo sia possibile
    il fatto che abbia scelto di vivere allo specchio.
    Ora che è possibile e posso voler scegliere per me.
    Io divento facile adesso sono invisibile non mi puoi vedere più,
    non mi puoi toccare più. Ora…
    Io divento facile adesso sono invisibile non mi puoi vedere più,
    non mi puoi toccare più.
    Invisibile.
    Ritmo Tribale – “PSYCORSONICA” [1994]

  • Storia di un anarchico muratore

    Poesia pura, con un pizzico d’imbarazzo, per lui.
    Mi sono commosso, mi tremava la voce, riconciliarsi con se
    stessi dopo quindici anni non capita spesso.
    Buttargli in faccia il tuo disagio, i tuoi ricordi, in
    un minuto… è il minimo… dopo aver comprato i suoi cd.
    Ora toccava a me, trattengo il respiro e non azzecco neanche
    un tempo.
    Una divinità? No grazie, piuttosto uno sfigato come me,
    con una vita che poteva essere e non è stata.
    Un binario parallelo, “tutto un discorso di fatti
    e di cose, Collegamenti tra causa e reazione”.
    Parto con una richiesta d’abbraccio, la fisicità è importante per me !
    Rido. Ride. E allora sputo, e starei ore a raccontargli
    dello stare in auto sulla collina torinese ad ascoltarlo,
    dei deliri e delle grida durante la malattia,
    dell’essere incompreso e del va bene così.
    Del dentro o fuori della vita mia; come tante:
    poi neanche così speciale.
    Un filo, trasparente ma forte, che lega il tempo e lo spazio,
    lega le domande alle risposte.
    E oggi? Finalmente lo spezzerò o finalmente si arrotolerà.
    L’evoluzione tecnologica ha seguito il suo corso
    dal nastro all’mp3, sempre presente amico mio, tra alti e bassi.
    L’idea che come tanti, saresti andato via senza tornare,
    senza dirsi nemmeno un addio…
    Ed invece eccoti qua, tra amori, amici, famiglia …
    Il tempo di dirti grazie.
    Il tempo di scrivermi grazie.
    Mi firmi il primo e l’ultimo e poi un ultimo abbraccio.
    Finalmente respiro. Ora sono solo. Mi libero la mente
    con una sigaretta. Giuro l’ultima.
    Sono felice, sono felice di essere solo in questa notte,
    poter viaggiare in tangenziale, attraversare Milano
    (diresti “attraversaMil’ano” ).
    Leggero galleggio, molto leggero, grazie al potere della musica,
    << è un racconto che ha vita propria e si nutre di chi l’ascolta.
    L’autore quasi si dissolve>>.
    Grazie ancora per la chiusura del cerchio.
    Ora mi sento un pò più libero, con qualche
    dipendenza in meno, e qualche affetto in più.
    Buon viaggio Edda.edda magnolia

  • Un anno d’amore

    Grazie Laura per avermi fatto padre di Leonardo…